I Più Famosi Impressionisti >> Camille Pissarro

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CamillePissarro

 

Jacob Abraham Camille Pissarro (/ʒa'kɔb abra'am kam'ij(ə) pisa'ʁo/; Charlotte Amalie, 10 luglio 1830 – Parigi, 13 novembre 1903) è stato un pittore francese, tra i maggiori esponenti dell'Impressionismo.
Jacob Abraham Camille Pissarro nacque il 10 luglio 1830 a St. Thomas, nelle isole Antille, all'epoca note come Indie Occidentali: il padre, Frederick Pissarro, era francese con origini ebreo-portoghesi mentre la madre, Rachel Manzano, era una creola nativa dell'isola. Papà Frederick era giunto sull'isola alla ricerca di fortuna per succedere negli affari di uno zio defunto, il quale quand'era in vita era titolare di una piccola bottega.
A dodici anni Pissarro, assecondando le volontà del padre, andò a studiare in Francia, nella scuola di un sobborgo parigino, Passy. Fu proprio grazie ai continui stimoli degli insegnanti di quest'istituto che Pissarro maturò una sincera passione per il disegno e la pittura, che ebbe modo di mettere a frutto quando diciassettenne fece ritorno alle Antille. La sua passione per le Belle Arti, tuttavia, fu fortemente ostacolata dal padre, che desiderava piuttosto che si avviasse alla carriera di merciaio, ritenendola meno azzardata sotto il profilo economico. Nonostante queste rilevanti difficoltà Pissarro non abbandonò mai le sue ambizioni pittoriche, che coltivava allorquando ne avesse l'opportunità.
Un'amicizia, tuttavia, era destinata a cambiare per sempre il destino del giovane Camille: quella con Fritz Melbye, pittore danese dal quale fu persuaso a dedicarsi pienamente all'arte. Ormai animato da un'intensa irrequietudine creativa Pissarro decise di abbandonare le Antille e di fuggire in Venezuela, dove eseguì i suoi primi dipinti per pagarsi il viaggio per l'Europa. Fu solo in quel momento, quando Pissarro si divideva tra Caracas e La Guaira, che Frederick Pissarro decise di assecondare i desideri del figlio.
Pissarro giunse a Parigi nel 1855, in un momento in cui la città serbava un grandissimo fervore artistico, ben espresso nell'Esposizione Universale tenutasi proprio in quell'anno e nelle novità pittoriche introdotte da Gustave Courbet. Dopo un iniziale apprendistato presso Anton Melbye, fratello dell'amico Fritz, Pissarro frequentò assiduamente le lezioni dell'École des Beaux-Arts e dell'Académie Suisse. Ben presto, tuttavia, l'aspirante pittore arrivò a ritenere la mera disciplina accademica sterile ed avvilente e perciò si accostò alla pittura di Courbet, Charles-François Daubigny, Jean-François Millet e Corot, della cui influenza si parlerà nel paragrafo Fonti di ispirazione.
A Parigi Pissarro ebbe modo di conoscere approfonditamente Claude Monet, Armand Guillaumin e Paul Cézanne, altri artisti che come lui nutrivano una spiccata insofferenza per i convenzionalismi accademici e per la dittatura artistica dei Salon: con quest'ultimo termine ci si riferiva ad un'esposizione periodica dove le opere candidate dovevano sopravvivere al vaglio di una giuria, la quale ovviamente accettava quelle ligie alla tradizione e respingeva quelle più originali. Grazie a queste solide e belle amicizie Pissarro aveva l'opportunità di condividere le proprie esperienze artistiche con qualcuno, sapendo al contempo di non essere solo nella sua «battaglia» pittorica. Lo stesso Pissarro, felice della fraterna amicizia che lo legava con Cézanne, avrebbe esplicitamente confessato: «A Pontoise Cézanne ha subito la mia influenza e io la sua. Per Bacco, stavamo sempre insieme».
Dopo lo scoppio della guerra franco-prussiana Pissarro si rifugiò a Norwood, un villaggio alla periferia di Londra: fu nella capitale britannica che incontrò Paul Durand-Ruel, mercante d'arte che con mirabile lungimiranza scoprì l'autentico valore degli Impressionisti in un periodo in cui erano ignorati, se non violentemente disprezzati. Meno felice, tuttavia, fu il ritorno a Parigi nel 1871: una volta sopraggiunto nell'atelier, infatti, scoprì che molti dei 1,500 dipinti che aveva realizzato in più di venti anni erano stati saccheggiati o distrutti dalle milizie prussiane. A consolarlo, per fortuna, vi fu il matrimonio con Julie Vellay, figlia di un noto viticoltore con la quale avrebbe generato ben sette bambini.
Nonostante l'oltraggioso affronto ricevuto dalle truppe prussiane, Pissarro continuò a lavorare alacremente e a giungere a mutamenti stilistici e tematici anche radicali, dei quali si parlerà sempre nel paragrafo Stile. Per il suo carattere aperto e conciliante e per gli incoraggiamenti che sapeva infondere nei giovani artisti (fu lui, infatti, a scoprire il genio di Van Gogh), venne visto da tutti gli impressionisti come l'anima che seppe mantenere unito il gruppo per tanti anni. La sua produttività diminuì drasticamente solo dopo un atroce abbassamento alla vista, accompagnato da un'intensa fotosensibilità: ciò malgrado continuò a dipingere, guardando dai vetri delle finestre degli alberghi nei quali alloggiava. Un contemporaneo lo descriveva così: «Lo si poteva vedere da mattina a sera, un vegliardo dalla lunga barba bianca, davanti alla finestra [...] e al cavalletto, la tavolozza in mano, un berretto in testa, lo sguardo acuto e sereno». Morì infine a Parigi il 13 novembre del 1903.

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