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PaulCezanne

 

Paul Cézanne ([pɔl se'zan]; Aix-en-Provence, 19 gennaio 1839 – Aix-en-Provence, 22 ottobre 1906) è stato un pittore francese.
Paul Cézanne nacque a Aix-en-Provence, cittadina nel meridione della Provenza, in Francia, il 19 gennaio 1839 in seno a una famiglia dalle origini fieramente italiane. I Cézanne, infatti, erano nativi di Cesana Torinese, un piccolo borgo alle falde del Monginevro, in Piemonte: già a partire dal XVI secolo, tuttavia, gli antenati di Paul si erano insediati ad Aix. Fu proprio nella ridente cittadina provenzale, in effetti, che Louis-Auguste Cézanne, il padre di Paul, fondò insieme ad un amico di lunga data la Banca Cézanne et Cabassol. Già dalla fanciullezza, dunque, il regime di vita di Paul fu consumato nel segno delle agiatezze borghesi: fu questo un fattore che giocò un ruolo di primaria importanza anche nel corso della sua carriera pittorica, siccome egli – a differenza della quasi totalità dei suoi colleghi – non sentì mai l’esigenza di dipendere economicamente dalla vendita dei quadri per sostentarsi.
La carriera scolastica di Cézanne ebbe inizio tra il 1844 e il 1849 nella natia Aix: nella medesima città iniziò gli studi superiori, dapprima presso la scuola Saint-Joseph e poi, a partire dal 1852, in seno al collegio Bourbon, un liceo classico rigorosamente tradizionalista. Fu qui che Cézanne strinse amicizia con Jean Baptiste Baille, futuro ingegnere, e con Émile Zola, destinato a diventare uno degli interpreti più sensibili e conosciuti della letteratura francese dell’Ottocento. I tre erano collettivamente conosciuti come gli Inseparables [Inseparabili] e trascorrevano le proprie giornate passeggiando nelle assolate campagne di Tholonet, Chateau-Noir, Bibemus, sollazzando alle falde della montagna Sainte-Victorie, nuotando nel fiume Arc. Particolarmente intensa fu l’amicizia con Zola: celebre, in tal senso, rimane l’episodio in cui il futuro letterato, nel corso di una lite, non esitò a prendere le difese di Cézanne, giungendo persino ai pugni. Curiosamente ambedue i ragazzi non erano ancora consapevoli del futuro esistenziale che li attendeva: Zola, infatti, conseguiva risultati eccellenti nel disegno, disciplina nella quale buffamente Cézanne arrancava. Ben più stimolante, in questo periodo, fu invece l’interesse di Paul per la letteratura. Certo, apprezzava l’arte, e adorava parlarne insieme ad Emile: questo suo svagato interesse, tuttavia, non poteva eguagliare certo il fervore che egli applicava quando divorava i capolavori di Omero, Virgilio, Victor Hugo e Alfred de Musset:
« Avevamo libri in tasca e nelle borse. Per un anno, Victor Hugo regnò su di noi come un monarca assoluto. Ci aveva conquistato con le sue forti andature di gigante, ci rapiva con la sua retorica potente». E dalla passione per Victor Hugo passarono a quella per Alfred de Musset: «Musset ci sedusse con la sua spavalderia di monello di genio. I Racconti d'Italia e di Spagna ci trasportarono in un romanticismo beffardo, che ci riposò, senza che ce ne rendessimo conto, del convinto romanticismo di Victor Hugo »
«I miei versi possono anche essere più puri dei tuoi, ma i tuoi sono sicuramente più poetici, più veri: tu scrivi con il cuore, io con la mente» ammise, una volta, Zola all'amico. Cézanne, d'altronde, era un fervente cultore delle lingue classiche e arrivò persino a comporre diversi poemi in latino.
Ma allora quale fu l'evento che sollecitò Cézanne a consacrarsi all'arte? Zola nel febbraio del 1858 lasciò Aix alla volta di Parigi. Quest’improvvisa partenza dell’amico lasciò un vuoto indelebile nell'animo di Cézanne: la corrispondenza epistolare tra i due, fittissima di versi, acquerelli, disegni e persino di giuramenti di sempiterna amicizia, racconta anche della progressiva conversione di Cézanne ai pennelli. I disegni risalenti a questi mesi di solitudine denotano un certo attaccamento agli stilemi accademici, applicati senza velleità rivoluzionarie o innovatrici, eppur certamente notevoli nella qualità del tratto grafico.
Dopo questa spontanea adesione al mondo dell'arte Cézanne maturò rapidamente il desiderio di trasferirsi in quella che era la vera capitale dell’arte e della vita nell'Ottocento: Parigi. Il padre, ovviamente, progettava di allocare il figlio presso una banca e di fargli seguire corsi di diritto, ritenendo con risoluto disprezzo il mestiere da pittore poco redditizio e incompatibile con la decorosità della sua vita borghese. Anche Zola, ben conscio dell’indole indecisa di Cézanne, premeva affinché quest’ultimo si affrettasse a prendere una decisione tra i pennelli e la toga giudiziaria:
« La pittura era soltanto un ghiribizzo che ti ha preso un bel giorno in cui ti stavi annoiando? È solo un passatempo, un argomento di conversazione, un pretesto per non occuparti di diritto? Se è così, allora capisco il tuo comportamento: hai ragione a non forzare le cose e a non creare altro trambusto in famiglia. Ma se la pittura è la tua vocazione – e così l’ho sempre considerata io – se senti di poter ottenere qualcosa dopo averci ben lavorato, allora tu per me sei un enigma, una sfinge, un qualcosa di indescrivibilmente impossibile e oscuro … Vuoi che ti dica una cosa? Non arrabbiarti, però … Tu non hai carattere. Tu scansi ogni forma di sforzo, mentale o pratico. Il tuo principio supremo è vivere e lasciar vivere e arrendersi ai capricci del tempo e del caso … Se fossi in te prenderei una decisione e mi butterei, invece di continuare ad andare avanti e indietro senza decidermi tra due posti così diversi come lo studio e l’aula giudiziaria. Mi addolora che tu soffra per questa insicurezza e credo che sarebbe una ragione in più per prendere un partito. Uno o l’altro – diventare un vero avvocato o diventare un vero pittore, ma non diventare una creatura indecisa con un abito macchiato di colore »

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